Cate Nuto
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Germano Beringheli, è stato critico d'arte, giornalista de "La Repubblica" e de "Il Lavoro" di Genova e de "Il Secolo XIX" di Genova e collaboratore di diverse riviste artistiche di grossa tiratura

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"Annunciati dal pensare, dalla riflessione fenomenologia, e generati dalla necessitàdell'affermazione espressiva, i dipinti di Catenuto, qui esposti, affinano l'essenza dell'immagine per suscitare il valore platonico(la realtà, asseriva Proust, si forma nella memoria) a partire dalla concretezza costruttiva di Cezanne e dalla percezione sensoriale e spirituale dei Simbolisti, precursori, ben prima di Kandinsky e di Klee, della sintesi tra visibile e invisibile. […]
Intanto vale osservare come sia proprio il colore il protagonista della sua ricerca espressiva attraverso La pittura. Una investigazione iniziata anni fa con appunti pittorici nei quali erano prevalenti il segno sismico e l'acquarello.
Non a caso, nelle opere recenti, l'olio appare fluido, stemerato dalla trementina sino alla trasparenza e, in alcune di esse, infatti, il verde, che è uno dei riferimenti primi alla natura, è sostituito da una sorta di rosa che tende all'azzurro e al viplae, a scalare, da ulteriori gradazioni sempre più cupe che sono, fondamentalmente, alcune delle tonalità adoperate dai primi simbolisti, da Moreau e da Redon, per esempio, e oggi dal contemporaneo Forgiali quando dipinge per distillare assorte intuizioni di colore e di luce. […]"

"La verità in pittura, scriveva Derrida nel 1978, è firmata Cèzanne.
La pittrice - che si è laureata lavorando su Heidegger -  sa benissimo come lo spazio e il tempo siano tutt’altro che convenzioni adattabili alle proprie esigenze conoscitive e come per essi, che permettono di scoprire le cause sensibili dei fenomeni, agiscono i processi intuitivo e creativo dell’artista quando egli opera per trarre dal veduto e dal contemplato le figure della coscienza."


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